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Maria Elisa Andreoli
Riconoscenza e amore a Dio e alla Vergine

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Immagine di Madre Maria Elisa AndreoliMadre Maria Elisa Andreoli, fondatrice delle Serve di Maria Riparatrici, nasce ad Agugliano (Vicenza) il 10 luglio 1861 da Marco e Margherita Ferraretto di Lonigo (Vicenza). Al fonte battesimale riceve i nomi di Isabella, Amalia, Ester: in seguito prenderà il nome di Elisa. La prima infanzia è segnata da tristi vicende familiari: il padre, di professione sarto e piccolo proprietario, abbandona la famiglia; la madre, per evitare il disagio creato dalla situazione e per garantire alla figlia una buona formazione cristiana e culturale, si trasferisce a Este (Padova); successivamente l'affida alle suore Canossiane di Venezia perché compia gli studi superiori. Giovane diciassettenne, diplomata, Elisa sente vivo il desiderio di consacrarsi al Signore e di dedicarsi all'educazione delle giovani. Vive una prima esperienza fra le suore del Sacro Cuore.
La sofferta ricerca della volontà di Dio l'avvicina alla spiritualità dei Servi di Maria e trascorre un breve periodo tra le Serve di Maria di Galeazza (Bologna). Consigliata dal Padre Giovanni Dalla Costa, frate a Monte Berico, si reca con la madre a Vidor (Treviso), dove il canonico Giovanni Battista Mander sta formando una nuova famiglia religiosa dedita all'educazione della gioventù. Elisa e sua madre si rendono presto conto della precarietà della nuova fondazione.
Loro profonda aspirazione è servire Dio e il prossimo come Serve di Maria, condividendo la spiritualità di un Ordine che sul finire del secolo XIX privilegia la devozione alla Vergine Addolorata. Il cammino di ricerca porta Elisa, la madre margherita e altre due compagne, a vestire l'abito religioso e, il 12 luglio 1900, ad emettere la professione come terziarie laiche dei Servi di Maria, con il consenso del parroco e del vescovo. Elisa e le sorelle sono stimate dalla popolazione di Vidor per la testimonianza di vita, il servizio nella scuola materna comunale e nelle opere parrocchiali.
Nel 1902 la Serva di Dio decide di iniziare una nuova presenza ad Adria, grazie all'eredità messa a disposizione dalla signora Elisa Oriani. La comunità si prende cura dapprima delle orfane e più tardi dei bambini della scuola materna. Inoltre educa le giovani, impegnandole anche in nuove attività lavorative.
  Ad Adria Elisa vive grandi gioie e grandi prove; il riconoscimento canonico della uova famiglia religiosa da parte del vescovo, il 31 marzo 1903, e l'aggregazione all'Ordine dei Servi di Maria, il 19 gennaio 1910, da un lato; mentre grande sofferenza le procura il processo intentatole dai massoni della città per sottrarle la "proprietà Oriani".foto3
Aperta alle indicazioni interiori dello Spirito e sollecita a promuovere la conoscenza e l'amore verso la Madre di Dio, Elisa inserisce nella spiritualità della Congregazione la Riparazione mariana, promossa a Rovigo da Maria Dolores Inglese (†1928). L'8 dicembre 1913 le Serve di Maria di Adria assumono, perciò, il nome definitivo di Serve di Maria Riparatrici.
Elia risponde con dedizione e con la disponibilità delle sue figlie a varie richieste della Chiesa in Italia. L'educazione dei piccoli e dei giovani, il servizio ai bisogni emergenti, divenuti drammatici durante e dopo la prima guerra mondiale, trovano continuità nell'assistenza e nell'impegno educativo verso gli orfani e gli abbandonati, verso le giovani con scuole di lavoro e formazione cristiana; nell'accoglienza di studenti e di ragazze madri, nelle scuole materne, nelle catechesi, nel servizio infermieristico a domicilio e negli ospedali. Nel 1921, spinta dal desiderio di portare ovunque la viva carità di Dio, invia le sue suore in Brasile, nella missione amazzonica dell'Alto Acrepurús, aperta dai Servi di Maria l'anno precedente.
  Elisa entra nella numerosa e variegata schiera delle fondatrici vissute nell'Otto-Novecento. Possiede una cultura sufficientemente vasta per il suo tempo. foto 5E' affascinata dall'ispirazione di vivere al femminile la spiritualità dell'Ordine dei Servi di Maria e contribuisce alla crescita delle Congregazioni femminili moderne, ossia di quella componente della famiglia servitana, detta anche "diaconale", per la caratteristica del servizio. Delinea uno stile di consacrazione sostenuto dal valore evangelico e agostiniano dell'amore di Dio e del prossimo, dalla comunione fraterna e dalla dimensione mariana.
La vita di Elisa è intensa e non priva di ostacoli da lei superati con fede e tenacia, perché convinta della bontà della missione che si è assunta.
Per la sua famiglia religiosa, ricca ormai di numerose comunità in Italia e in Brasile, ottiene il 24 marzo 1931 l'approvazione pontificia. Gracile e delicata di salute fin dall'infanzia, la fondatrice, negli ultimi anni di vita, soffre di nefrite emorragica.
Muore santamente a Rovigo il 1° dicembre 1935. Dal 1965 al 1971 viene istituito il processo diocesano informativo sulla santità di Maria Elisa e dal 1971 lo stesso è trasferito a Roma, presso la Congregazione per le Cause dei Santi. Numerose grazie sono attribuite alla sua intercessione. La salma è custodita nella casa madre di Adria, dove è visitata da numerosi fedeli.
 Le Serve di Maria Riparatrici vedono in Maria Elisa colei che ha mediato un dono dello Spirito alla Chiesa in un periodo storico particolare, una maestra di vita spirituale e una madre premurosa.foto 4
I suoi scritti e le testimonianze evidenziano: il laborioso e intenso impegno per la fondazione e lo sviluppo della Congregazione; i tratti di una personalità matura, in armonia con se stessa e con gli altri: foto 6persona fine e nobile, distinta e delicata, saggia e riflessiva, educata e composta nel portamento, ma di estrema semplicità e modestia. Nel rapporto con gli altri è amabile e aperta, dal cuore grande e sensibile, comprensiva e indulgente, eppure giusta e ferma; in lei predominano la bontà, la maternità, connessa spesso alla generosità, alla tenerezza, all'affabilità, all'accogliente carità. Emerge così la sua statura spirituale di donna segnata fortemente dall'esperienza dell'amore gratuito di Dio, che la induce a consegnare totalmente la sua sorte e quella dell'istituto a Lui solo, alla sua cura, alla sua misericordia. Vive la carità verso il prossimo, prediligendo i poveri, i bisognosi, gli ammalati e gli infermi, senza distinguere se amici e avversari: una carità che soddisfa le esigenze profonde delle persone, attraverso l'ascolto premuroso, il consiglio e la guida, il conforto, e la consolazione dei giorni difficile della vita, il pronto e generoso perdono.
In alcuni momenti più duri, la preoccupazione di madre Elisa non è quella di suscitare compassione per ciò che accade a lei e alla sua comunità, quanto di far risaltare la bontà di Dio, presente costantemente nella storia dell'umanità: in Lui possono trovare riposo e anche risposta gli interrogativi più inquietanti della vita, quali la sofferenza e le incomprensioni. Ella testimonia tutto questo tramite una fede incondizionata, una speranza certa e un'interpretazione cristiana dell'esistenza.



Bontà di Dio,
quanto sei grande!

Signore mio Gesù Cristo
questa comunità
altro non desidera
che amarvi, servirvi, riparare.

Via del cielo!
Dio solo per testimonio,
Gesù Cristo per modello,
Maria ss.ma per aiuto.

Anche nel dolore
deve essere glorificato Dio.

Mi sento spesso ardere il cuore
di viva riconoscenza
verso il mio Signore Gesù Cristo,
che non so cosa farei per dimostrargliela;
vorrei farlo amare da migliaia di milioni di cuori.

Sento nel cuore una dolce mestizia
e un forte desiderio del paradiso.

Tutta la nostra gloria è nel nome di Serve di Maria.

La mia felicità sta nella bontà delle mie figlie.

In voi sia sempre viva la carità:
amarvi senza parzialità, aiutarvi a vicenda,
compatirvi nelle vostre debolezze.
firma Andreoli

foto Andreoli intera

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